Le categorie più redditizie su Vinted per chi rivende
Sneakers, abbigliamento sportivo, bambini, vintage e outdoor: quelle che rendono di più su Vinted, con margine, rotazione e trappole del mercato italiano.
Nella rivendita nessuna scelta pesa quanto quella della categoria. Le foto le puoi migliorare, il titolo riscrivere, il prezzo aggiustare: su una categoria in cui non cerca nessuno, o in cui stanno diecimila capi identici, non cambia niente. E quello che si muove in Italia non è quello che si muove in Francia o in Germania: qui girano le sneakers, lo sportivo di marca, i bambini e la montagna, più un segmento che si accende per due mesi l’anno e per il resto dorme.
C’è poi una particolarità del catalogo italiano che in molti sottovalutano: le catene di abbigliamento che si trovano in ogni centro commerciale vengono cercate moltissimo. Sono una categoria affidabile ma dal margine risicato, buona per la rotazione e cattiva per il guadagno sul singolo capo. Confondere le due cose è il modo più rapido per lavorare tanto e ricavare poco.
Qui trovi sei categorie che reggono sul mercato italiano, con le marche che qui vengono davvero cercate, e altrettanto chiaramente quelle su cui la fatica raramente si ripaga. In fondo c’è un metodo per provare una categoria nuova prima di metterci dentro dei soldi.
Che cosa rende buona una categoria
Prima delle singole merceologie conviene guardare i cinque criteri su cui ogni categoria si misura:
- Domanda: c’è abbastanza gente che la cerca con regolarità
- Reperibilità: la merce si trova a poco senza girare mezza regione
- Guadagno: fra acquisto e vendita, tolte tutte le spese, resta abbastanza
- Rotazione: i capi escono in fretta, idealmente in meno di due settimane
- Verificabilità: riconosci autenticità e condizioni senza bisogno di una perizia
Come unità di misura serve la regola pratica della nostra guida per iniziare a rivendere: il prezzo di vendita realistico dovrebbe stare almeno al triplo dell’acquisto perché la fatica si ripaghi una volta tolto il tuo tempo. In quali categorie quel triplo è realistico e in quali no fa tutta la differenza.
Sei categorie che reggono sul mercato italiano
Categoria 1: sneakers di marca
La categoria che non passa mai di moda, qui come altrove. Nike Air Force, adidas Stan Smith e Samba, New Balance 574 e 990, Converse Chuck Taylor: le sneakers di marca in buono stato escono in fretta, e recuperarle nei mercati e negli annunci di zona è realistico. Il triplo qui si raggiunge con regolarità, e sui modelli più cercati anche di più.
Occhio alle misure
I numeri agli estremi restano fermi a lungo. Concentrati fra il 38 e il 44, dove sta la massa della domanda. E fotografa sempre la suola: lo stato della suola è la prima domanda che altrimenti ti arriva in chat, una volta per ogni persona interessata.
Categoria 2: sportivo di marca e maglie da calcio
adidas, Nike e Puma sono radicati in Italia, e la cosa si vede fino al mercato dell’usato. Tute, pantaloni sportivi e felpe escono con costanza. Le maglie da calcio meritano un discorso a parte: hanno una domanda propria, che con la moda non c’entra niente. A decidere il prezzo sono la squadra, la stagione e il nome stampato dietro, non solo lo stato della stampa. È una nicchia in cui chi conosce l’argomento riconosce in tre secondi quello che gli altri lasciano lì.
Categoria 3: bambini e premaman
L’ingresso migliore in assoluto. I vestiti dei bambini sono spesso quasi nuovi, perché il bambino cresce più in fretta di quanto il tessuto si consumi, i genitori comprano usato per scelta e la rotazione è alta di conseguenza. Qui si cercano Chicco, OVS e Benetton, insieme alle linee bambino delle grandi catene. Il premaman segue la stessa logica: serve per pochi mesi e poi passa a qualcun altro, il che ne fa una delle merci che si muovono meglio in rapporto a quanto costano.
tempo di vendita tipico per abbigliamento di marca per bambini in buone condizioni
Osservazione di Pikmatic sugli armadi seguiti nel 2025, non è un valore garantito
Un dettaglio che decide se il capo si trova o no: le taglie dei più piccoli si cercano in centimetri, 50, 56, 62, 68, esattamente come stanno sull’etichetta. Scrivile nel titolo così come sono scritte lì; l’età, semmai, va in descrizione.
Categoria 4: vintage e Y2K
Questa categoria vive di una domanda stabile fra chi ha meno di trent’anni: Levi’s 501, tute da ginnastica anni Novanta, Carhartt, felpe con la stampa universitaria americana, e l’onda Y2K con i pantaloni a vita bassa e i top corti. Qui sono possibili i guadagni più larghi dell’intero catalogo, ma solo con competenza. Chi non sa datare un capo prima o poi paga una riedizione al prezzo dell’originale.
Consiglio da esperto
Sul vintage l’etichetta è lo strumento principale. Una dicitura come «Made in USA» su un Levi’s, o un logo che una marca non usa più da decenni, alza sensibilmente il prezzo ottenibile, e si verifica in pochi minuti.
Categoria 5: outdoor e montagna
La particolarità italiana più netta insieme al calcio. Con le Alpi da una parte e gli Appennini per tutta la lunghezza del paese, giacche tecniche, softshell, pantaloni da trekking e zaini vengono cercati tutto l’anno, con una salita chiara in primavera e a fine estate. The North Face, Patagonia e Salewa sono i nomi che girano di più. Sono capi cari da nuovi e costruiti per durare, quindi arrivano sull’usato in ottime condizioni: la migliore posizione di partenza che una categoria possa avere.
Sul tecnico si comprano caratteristiche, non solo marche. Nel titolo e nella descrizione vanno la membrana e la colonna d’acqua (se l’etichetta le indica), il peso, se il cappuccio si stacca e se il trattamento idrorepellente tiene ancora. Senza queste indicazioni ti ritrovi le stesse tre domande da ogni persona interessata.
Categoria 6: sci e neve, l’eccezione stagionale
Il segmento che si comporta diversamente da tutti gli altri. Giacche e pantaloni da sci, guanti, scarponi e completi da bambino raggiungono, nel momento giusto, prezzi che non hanno alcun rapporto con quello che costano su una bancarella a maggio. Il momento giusto però è stretto: la domanda si sveglia con l’apertura degli impianti e arriva al culmine fra Natale e la settimana bianca. Compra in controtendenza fra la primavera e l’estate, pubblica da metà novembre. Come si sceglie il momento in cui mandare online un capo è nella guida su quando pubblicare su Vinted.
Le catene italiane: rotazione veloce, margine sottile
OVS, Benetton e le catene dei centri commerciali meritano una collocazione tutta loro. Vengono cercate spessissimo sul mercato italiano, i capi escono in fretta e chi compra tratta meno che sulla merce cara. Solo che il guadagno assoluto resta piccolo. Una maglietta comprata a due euro e venduta a otto rispetta anche la regola del 3×, ma dopo l’imballaggio e il viaggio fino al punto di ritiro lascia appena abbastanza da giustificare la mezz’ora che ci hai messo.
Ha senso come contorno: quello che arriva comunque dentro un lotto pagato poco riempie l’armadio, tiene in movimento la pagina e fa nascere più lotti da parte di chi compra. Come base unica non regge.
Categorie che raramente reggono
Tanto lavoro, poca resa
Queste merceologie sono affollate, dal margine troppo sottile o troppo delicate per cominciare. Le eccezioni esistono sempre, solo che come base si prestano male.
- Merce di massa a prezzi bassissimi: nel catalogo c’è già tutto, a prezzi che non lasciano spazio
- Intimo e costumi: delicati sul piano igienico, faticosi da spiegare a chi compra
- Lusso da autenticare: richiede competenza e capitale che all’inizio nessuno ha
- Casa e tecnologia: fuori da quello che su Vinted si cerca abitualmente
Se la categoria è giusta e i capi restano fermi lo stesso, quasi mai la colpa è della merce. Le cause più frequenti le abbiamo passate in rassegna nell’articolo su perché non si vende niente su Vinted.
Come testare una categoria prima di legarti
Nessun elenco sostituisce la prova sul campo: la zona in cui compri, il tuo occhio e le tue foto fanno parte del conto. Il test sta in quattro passaggi:
- Compra da cinque a dieci capi della categoria che ti interessa, con un budget di prova fra i 30 e i 50 euro
- Pubblicali con cura: foto buone, titoli completi, condizioni dichiarate con onestà
- Misura tre cose: quanto ci mettono a vendersi, quanto resta davvero dopo tutte le spese, quanta fatica costa procurarsi la merce
- Alza i volumi solo se tornano tutte e tre, e poi rifai il test sulla categoria successiva
Perché il test non si areni sulla pubblicazione, valgono dal primo capo le mosse della guida sulle sette mosse per vendere più in fretta. E appena più categorie girano in parallelo, il collo di bottiglia non è più la scelta della merce ma l’organizzazione: la guida su come gestire tanti articoli su Vinted è il punto di partenza per tutto il resto.
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Posso mescolare più categorie nello stesso armadio?
Puoi, ma un armadio con una direzione riconoscibile vende meglio di un banco di tutto un po’. Se mescoli, tieni almeno uniformi le foto e i testi: chi arriva da una nicchia decide anche in base a quello se ti crede quando dici di sapere che cosa stai vendendo.
Conviene rivendere sneakers costose come Jordan o Yeezy?
Possono rendere, ma sono l’angolo più rischioso del catalogo. Le imitazioni girano proprio su questi modelli, e Vinted può rimuovere un articolo se l’autenticità viene contestata. Chi non conosce davvero i segni di riconoscimento guadagna in modo più costante su categorie più tranquille.
Come capisco che una nicchia è satura?
Cerca il tuo capo tipo nel catalogo e guarda che cosa gli sta accanto. Migliaia di articoli quasi identici a prezzi da liquidazione e pochissimi preferiti sono un brutto segno. Poche centinaia di risultati, prezzi stabili e molti capi già venduti dicono invece che in quella nicchia il denaro si muove davvero.
Quando si vendono meglio i capi da sci su Vinted?
La domanda è stretta e tutta invernale: si sveglia con le prime aperture degli impianti e tocca il massimo intorno alle vacanze di Natale e alla settimana bianca. Chi mette online una giacca da sci a marzo la vende spesso a novembre. Conviene comprare in primavera, quando quella merce non la vuole nessuno, e pubblicare da metà novembre.
La taglia incide sulla redditività?
Parecchio. Le taglie centrali, dalla S alla L e per la donna intorno alla 40 e alla 42, si muovono molto più in fretta degli estremi. Sulle sneakers l’intervallo migliore sta fra il 38 e il 44. Sui capi molto piccoli o molto grandi metti in conto tempi di giacenza più lunghi già al momento dell’acquisto.